
Quando ho iniziato a essere un liberale? Se stai pensando “chi se ne fotte” prego, scrivi nella barra della url
youporn.com e buon divertimento. Tanto io lo scrivo lo stesso.
Quando ero uno sbarbato, non riuscivo a capire perché politicamente i miei amici e coetanei si dividessero in tre grandi raggruppamenti : estrema sinistra con magliette del Che e stelle rosse disegnate sullo zaino; estrema destra con capelli rasati, magliette nere e frasi del duce ovunque; i menefreghisti che sostenevano di non avere idea politica, tanto “sono tutti uguali”. Io tendenzialmente fraternizzavo con la terza categoria, ma avevo una strana fissazione sulla mia libertà, che doveva essere incondizionata da esterni, in quanto “io penso per me, fermatemi solo se faccio male a qualcuno”. Trovavo stupide le teorie dei primi due gruppi citati sopra, oltre che straordinariamente simili tra loro in determinati argomenti. Ho avuto senza saperlo un' educazione molto individualistica da parte dei miei genitori, piena di “pensa per te e cerca di farcela da solo”, “se vuoi sbagliare sbaglia, ma poi la responsabilità è tua”, Non smetterò mai di ringraziare i miei genitori (e mia nonna, libertaria senza saper di esserlo) per questo. Ma all'inizio della prima decade di questo millennio per me era impossibile riuscir a informarmi meglio su quello che pensavo; internet era ancora una cosa lontana da me e la scuola non era certo d'aiuto. Ma fu proprio tra le mura della mia classe che sentii il termine liberale riferito a me. Non fu un complimento, ma una sorta di insulto, di schernimento da parte del mio professore di letteratura e storia. Correva l'anno 2002, e se non sbaglio era gennaio, al massimo febbraio, ma mi ricordo perfettamente che era sabato. Per l'assenza di un altro insegnante ci toccò in sorte 4 ore con il prof di letteratura, discreto esponente di rifondazione comunista del pinerolese. Quel dì (freddo,nevoso e grigio come solo può essere a Pinerolo) il caro compagno A. non aveva voglia di spiegare la divina commedia. Noi 5 stolti che ci eravamo presentati in classe, non avevamo voglia di sentirlo spiegare la divina commedia? Che si fa, ognuno i cazzi propri? Ma anche no, parliamo di qualcosa. Si iniziò a parlare di un industria locale che stava trasferendo la produzione in Romania. Non sto qui a elencare le teorie a riguardo del insegnante, potete immaginare. Io mi ritrovai a sostenere che la colpa non era dei “malvagi” imprenditori, ma dello stato che opprimeva l'imprenditorialità con pesanti tasse. Ma l'insulto per questa mia teoria non fu liberale, ma “servo dei capitalisti”. Dopodiché parlammo di figa, e li fummo d'accordo (era una classe completamente maschile, purtroppo ne parlammo e basta). Avemmo qualche scaramuccia per quanto riguarda l'uso di sostanze stupefacenti ( lui: le canne van bene, ma avvelenare il proprio corpo è un danno per la società. io : il corpo e mio e quindi se voglio rovinarmi affari miei, basta soltanto che non ferisco qualcuno con le mie azioni e non rompo per essere aiutato a spese altrui). Verso la fine delle quattro ore con lui, si finì a parlare della collina di Pinerolo, rovinata, secondo lui, da le ville che piano piano sorsero. La sua soluzione era semplice : dato che alla maggioranza delle persone non piace vedere le ville in collina, ma preferisce chela collina sia di tutti, imponiamo che la collina sia dello stato in quanto “bene collettivo”. Potevo starmene zitto, avrei avuto un'interrogazione di storia con lui dopo due giorni, potevo evitare di complicarmi la vita dei due anni e mezzo successivi. Invece no, replicai sostenendo che a mio modesto parere, non esistesse nessun “bene comune” e che l'unità di misura delle cose tangibili fosse soltanto la proprietà privata. Quindi nel discorso specifico della collina di Pinerolo, la mia soluzione era semplicissima “se compro il terreno ne faccio quel cazzo che voglio, se a te non sta bene cazzi tuoi, se vuoi mi paghi quanto io decido se decido di vendertela e solo allora puoi togliere la casa che ti sta tanto sul cazzo”. Più o meno le parole furono quelle, forse ho trascritto qualche cazzo in meno dell'originale – era un professore carogna,ma almeno non pretendeva un linguaggio forbito – e il risultato fu che il rosso insegnate sentenziò “Erano decenni mio caro signor. P che non mi capitava un liberale in una mia classe. Credevo vi foste estinti. Adesso che lo so, passeremo dei bellissimi anni insieme”.
Fino al diploma(giugno '04) fui soprannominato da lui “quello che mi venderà la corda” ma essendo nel contempo il suo alunno migliore non mi complicò la vita. Come si comportò al mio esame orale tralascio di scriverlo, troppo rancore.
L'unica altra sua interferenza nella formazione della mia idea politica fu il consiglio di avvicinarmi ai radicali, in quanto erano vicini al mio pensiero. Trovata la sezione radicale territorialmente più vicina, andai pieno di speranza di incontrare gente che la pensasse vagamente come me. Discreta delusione, per non dire completa. I fasti dei radicali liberali-liberisti degli anni '90 erano finiti e la china del liberal-socialismo era presa. La gente che vi trovai era perdi più giovanotti e donzelle simil squatter che frequentavano quei posti perché vi si trovava l'erba. Le loro idee in ambito economico erano troppo lontane dalle mie, e l'odiato “bene comune” saltava spesso fuori nei loro discorsi. Di buono vi ho trovato solo una discreta biblioteca dove scoprii Locke, Mill, Toqueville e Nozick.
Partecipai a corrente alternata, spesso in dissidio con gli altri alla vita radicale fino al 2005 quando nacque l'obbrobrio “Rosa nel pugno”. Schifato dalla vista nello stesso simbolo delle parole “Liberali” e “Socialisti”, mandai tutto a ramengo seguendo a distanza la parte di radicali spostatesi nei “Riformatori Liberali”. Vennero le elezioni del 2006 e mi ritrovai a votare (turandomi il naso) Forza Italia perché i candidati di RL erano nelle sue liste, perché tanto erano dati per sconfitti, perché il programma dell'unione non mi piaceva. E anche perché dicevano che avrebbero abolito ICI e bollo auto. Questo voto mi costò quasi la fidanzata di allora, figlia di esponenti radical chic torinesi. Ci furono tentativi di corruzione da parte di essi quali : concerti dei Modena City Ramblers, regali quali “Socialismo liberale” di Rosselli (speravano almeno di farmi passare ai “liberali di sinistra”) e “Manifesto del partito comunista”. Io ho tirato avanti per la mia strada, loro per la loro, abbiamo discusso moltissimo e grazie a loro ho affinato il concetto di tirannia della maggioranza. Dal 2007 sono fieramente antidemocratico. Poi -anche- grazie al libro di Leonardo Sacco su Che Guevara, quella storia finì e loro finirono nell'oblio delle persone passate.
Per continuare la storia di come sono diventato quello che sono, bisogna citare la scuola di liberalismo organizzata dalla Fondazione Einaudi, seconda edizione a Torino marzo-aprile 2008. E li ho conosciuto autori quali Rothbard, Leoni, Hayek, Mises divenuti poi per me fondamentali. E sempre grazie alla SDL ho scoperto l'istituto Bruno Leoni e Leonardo Facco, conosciuto alla fiera del libro di quel maggio.
E grazie a Facco e il Movimento Libertario sono riuscito a venire a conoscenza -magari solo virtuali- di un po di gente con cui scambiare opinioni senza venir guardato come un alieno.
Piano piano nel passare degli anni il ruolo che doveva svolgere lo stato è passato da poco ( polizia ed esercito) a nulla con conseguente sparizione dell'idea di stato. Mazzata finale arrivata soprattutto dalla lettura de “L'ingranaggio della libertà” di David Friedman; infatti questo stupido blog è intitolato a quella opera magistrale del anarco-capitalismo non per nulla.
Del liberalismo estremo (chiamalo se vuoi libertalismo) mi piace la glorificazione dell'impresa individuale rispetto al parassitarismo delle altre ideologia politiche, perché è l'estremizzazione della libertà in tutte le sue forme, quindi anche libertà che ai buonisti progressisti non piacciono quali la libertà di discriminare, di portar armi e di sostenere tesi (per altri) errate, rispetto ai conservatori bigotti per me il libertarismo ha la grande virtù di sostenere che l'individuo appartiene solo a se stesso e non a Dio o chi per lui. Il libertarismo è la mia idea di libertà.
Quasi scordavo di dire che molto ho imparato anche leggendo altri blog tra i quali
Buraku Snow Crash InVisigoth e
Briganti&Libertari . Non li cito tutti perchè sono parecchi.
Scusatemi per questo post del belino, lunghissimo e credo per voi noioso, ma non ho sonno e sul Eee pc non posso guardare un film.
Se leggete questa riga e vi va, scrivete nei commenti come siete diventati quello che siete, se siete liberali (o la definizione che preferite). Se invece non siete liberali scrivete cosa e perché non apprezzate dell'idea di libertà massima per gli individui.
In ogni caso lunedì torna la Girl of the week, l'ho già programmata.
* reazione dellindividuo medio quando mi chiede "ma politicamentetu da che parte stai?". Da qualche tempo invece rispondono "liberale? quindi ti pace OBAMA!!" maledetto false friend liberal= liberale